Siamo arrivati al quinto episodio della serie “Bella storia” in cui ti presentiamo i coworker di Fornace Lab. Storie e progetti differenti che hanno scelto la modalità dell’ufficio condiviso per portare avanti la propria idea di business. 

Oggi facciamo quattro chiacchiere con Silvia D’Amato, una delle primissime ad entrare nel coworking di Fornace Lab. Essendo una paesaggista, è anche il nostro faro nella notte in materia di piante e la prima persona che stressiamo quando le talee che abbiamo in ufficio non crescono come vorremmo. 

Ciao Silvia, dicci qualcosa di te…

Ciao, sono Silvia: la coworker che ha visto nascere Fornace Lab e non poteva non lavorarci. Ho una passione per le passeggiate all’aperto e un’insana necessità di circondarmi di verde, infatti alla fine ho deciso di farne un lavoro.


Nel tempo libero colleziono attività come fossero figurine: pallavolo, yoga, esperimenti fallimentari con la maglia… e, per non sbagliare, ritorno sempre agli intramontabili aperitivi e alle cene in compagnia.


Le mie origini cilentane fanno di me un’amante della mozzarella di bufala, dei tramonti in spiaggia e della musica popolare.
La mia scrivania è sempre in disordine, ma io lo chiamo “caos creativo” e finora nessuno ha osato contraddirmi.


Di mestiere faccio l’Architetta Paesaggista, ma i cadaveri di basilico non sono di mia competenza.

Di cosa si occupa un’Architetta Paesaggista?

Il mio lavoro (che in Italia è ancora avvolto da un po’ di mistero) spazia dalla progettazione di spazi verdi privati e pubblici, al recupero e la riqualificazione del verde urbano, fino al lavoro fianco a fianco con agronomi e giardinieri

La difficoltà e la bellezza del mio lavoro sta nel lavorare con materiale vivente. È complicato perché le tue scelte non sempre incontrano una cura consapevole e corretta, e questo può mandare all’aria mesi di progettazione… ma è bellissimo perché, se riesci a trasmettere la passione al cliente o a chi vive lo spazio, senti di aver raggiunto il vero obiettivo: creare ambienti che fanno star bene le persone.

Com’è la tua tipica giornata di lavoro?

Le mie giornate sono molto varie, se parliamo di un’ordinaria giornata al pc, di solito la partenza non è delle più mattiniere (lo confesso solo perché ci sono coworkers che leggeranno). 

Nessuna giornata inizia senza la mia to-do-list, fondamentale per affinare l’arte di barrare gli obiettivi con soddisfazione. Difficilmente mi focalizzo tutto il giorno su un singolo progetto e questo rende la mia giornata lavorativa più dinamica e varia.

In tempi tranquilli, senza scadenze impellenti, sono quasi una lavoratrice modello: ritmi umani, pause regolari, numero di caffè accettabile, idratazione ottimale e talvolta riesco a portare delle schiscette che meriterebbero voto diesci. In tempi meno tranquilli, con deadline più serrate invece mi trasformo in un automa con poche interazioni sociali: cuffie nelle orecchie, e scrivania nel caos abituale. I caffè aumentano, l’idratazione cala e le schiscette perdono fascino (se un altro architetto leggerà, credo si riconoscerà subito).

Ma c’è una costante in entrambe le versioni della mia giornata: alle 12:55 arriva puntuale il messaggio di Marta: “Pappa??”, e improvvisamente tutto il resto può aspettare.

Perché hai scelto di lavorare in un coworking?

In precedenza ho sempre lavorato in studi open-space sempre a contatto con altri colleghi. Quando mi sono messa in proprio l’idea di lavorare da casa mi sembrava – sia per me come persona sia per il lavoro che svolgo – troppo alienante. Avevo bisogno di uscire dalle mura domestiche e trovare un ambiente vivo e stimolante… e in Fornace Lab l’ho trovato.

​​Quali vantaggi/benefici hai trovato nel lavorare in coworking?

Fornace Lab, con le sue piantine e il suo design, è già di per sé un posto che mette di buonumore, aggiungici le persone che ci lavorano e gli orari flessibili ed ecco l’ambiente perfetto. La sala comune, oltre a offrire un bellissimo spazio di condivisione tra noi coworkers per una pausa pranzo o caffè, è fondamentale per le call e le riunioni della giornata.

Anche se al momento non ci sono altri architetti, capita spesso che i lavori si incrocino e ci si dia una mano: ed è lì che nascono le contaminazioni migliori.

La tua musica preferita mentre lavori?

Premessa: con i generi musicali sono una pippa, ma mentre lavoro ascolto davvero tantissima musica di svariata tipologia a seconda dell’umore e del lavoro che sto svolgendo. Ho la musica per quando disegno che di solito è più carica, quella per quando scrivo, che va sul soft e quella di compagnia che banalmente è Radio Deejay. 

Di solito parto con un sound mattutino molto chill e tranquillo (tipo i Tame Impala), per passare il pomeriggio a sperimentare con diversi generi: playlist anni 2000, indie e cantautorato o quella musica tipo Nu Genea che non ho ancora capito che genere sia, ma ChatGPT la definisce nu-disco/funk mediterraneo e io mi fido. 

Qual è la tua scintilla?

La mia scintilla è riuscire a creare ambienti che trasmettono benessere e che siano il più possibile in continuità con il paesaggio che ci circonda. Perché alla fine è quello che ci fa stare bene: sentirci parte del posto in cui siamo.


Se vuoi lavorare in coworking anche tu…